«La nostra Casa bianca in Senegal è aperta a tutti»

La Casa Bianca in Senegal narrata dal Corriere della Sera

Ad agosto l’inserto del Corriere della Sera “Buone Notizie” ha pubblicato una pagina intera con la foto della Maison Blanche e il titolo:

«La nostra Casa bianca in Senegal
è aperta a tutti»

Un gruppo di amici fonda a 150 km da Dakar l’associazione Yungar per la pace e lavora a progetti per favorire la formazione degli autoctoni verso l’autonomia

«La nostra Casa bianca in Senegal è aperta a tutti»
Le organizzazioni di volontariato operano essenzialmente in tre modi: affrontare l’emergenza; assistere la popolazione locale con le competenze dei propri specialisti; favorire la formazione della popolazione locale. La prima modalità operativa è quella, ad esempio, di Emergency. La seconda è quella delle tante associazioni di specialisti, ingegneri o medici, che forniscono le proprie prestazioni in una struttura locale. La terza è di inserirsi tra la popolazione locale, per aiutarla ad acquisire la capacità necessarie per agire in autonomia. Non vi è una classifica di merito tra queste modalità operative e non ha senso stilarla: dipendono dall’obiettivo che le organizzazioni si prefiggono e dei mezzi disponibili. «Yungar per la pace» ha scelto la terza modalità (Yungar significa fare insieme): l’inserimento in loco, in alcuni villaggi senegalesi, per favorirne la formazione verso l’autonomia. Infatti è vero che molti africani non hanno in tanti campi le conoscenze del mondo «sviluppato», ma è anche vero che ne possiedono altre, che noi non abbiamo mai avuto o abbiamo perso. Penso in particolare al rapporto con la natura e valga come esempio l’episodio delle api. Per ottenere gratis un alimento prezioso come il miele, anni fa uno di noi costruì in loco un alveare davanti ad un gruppo di amici senegalesi. «E ora chi ci mette le api?» «Non io, non ho portato l’attrezzatura per ripararmi». «Va bene, provvediamo noi», dissero gli amici senegalesi. Inserirono delle erbe nell’arnia appena costruita, percossero un tamburo: la mattina successiva nell’arnia c’era uno sciame d’api.

Abbiamo cominciato diciotto anni fa: mia moglie e io siamo arrivati in un villaggio del delta dei fiumi Siné-Saloum, circa 150 chilometri a sud di Dakar, una tra le tre-quattro meraviglie del Senegal. Ci siamo innamorati della popolazione, prima che del posto, e ci siamo chiesti cosa fare per dare una mano. «Costruiamo una casa, così possiamo ospitare i nostri amici italiani e vediamo cosa potrà nascere». Abbiamo fatto costruire ai nuovi amici senegalesi una casa, dove in poco tempo abbiamo ospitato più di cento amici italiani. Così è nata «Yungar per la pace». La casa è costruita con mattoni in terra cruda, fabbricati sul posto. In questi quasi vent’anni abbiamo tentato di realizzare vari progetti, non sempre con successo. Progetti in cui il nostro è stato sempre solo un ruolo di supporto, non agendo in prima persona, ma affidando la gestione ai nostri amici senegalesi. Il più doloroso degli insuccessi è stato il default della piccola banca per realizzare il microcredito. L’abbiamo finanziato e sostenuto in vari modi la banca, ma una notte i ladri hanno ripulito la cassaforte e la banca ha chiuso i battenti.

Tra i successi vi è il potenziamento dell’Ospedale di Dioffior, con un gabinetto dentistico e non solo, l’alfabetizzazione di oltre 500 donne, un festival annuale a custodia della cultura locale, la lotta alla tubercolosi, impiegando “infermiere” locali debitamente istruite a riconoscere i sintomi della tubercolosi e poi assistenti dei malati; la realizzazione di un “campement” turistico, costituito da una decina di bungalow ed affidato, in comodato gratuito, ad una cooperativa appositamente costituita. Il progetto che riteniamo più importante è aver favorito la nascita d’una onlus locale, che si fa carico dello sviluppo del proprio popolo. Noi siamo di supporto come partner, ma gli interventi, dall’agricoltura alla difesa della cultura tradizionale, sono organizzati direttamente dalla onlus. Le spese per la costruzione della casa le abbiamo sopportate mia moglie ed io. Ma la gran parte del denaro, tutto impiegato in Senegal, proviene da donazioni private e dalla fondazione «Italo Monzino», che ci ha donato oltre mezzo milione di euro. Se volete, veniteci a trovare. www.yungarperlapace.org

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https://www.corriere.it/buone-notizie/19_agosto_09/nostra-casa-bianca-senegal-aperta-tutti-df684b70-babf-11e9-9682-c74c9096c983.shtml

 

 

 

Author: Maria Cristina koch

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